In merito al dibattito sulle soglie dimensionali dell'artigianato, CONFAPI richiama l'attenzione sui rischi di alterazione della concorrenza, riduzione salariale e minori entrate per lo Stato.
Settembre 2026 – Confapi esprime forte preoccupazione per le ipotesi di riforma del settore artigiano attualmente all'esame del Governo, invitando l'Esecutivo a una riflessione approfondita per tutelare la competitività delle PMI, i diritti dei lavoratori e la tenuta dei conti pubblici.
L'Associazione sottolinea come l'eventuale innalzamento fino a 50 dipendenti per le imprese artigiane rischi di creare una complessa sovrapposizione con le PMI industriali. Estendere un inquadramento normativo e fiscale specifico a realtà di queste dimensioni potrebbe infatti generare un'alterazione delle dinamiche concorrenziali all'interno del tessuto produttivo.
A destare allarme sono anche le possibili ricadute sociali ed economiche. Secondo Confapi, il provvedimento potrebbe tradursi in una sensibile riduzione delle retribuzioni e delle future pensioni per i lavoratori, oltre a comportare un minor gettito per le casse dello Stato stimato in circa un miliardo di euro tra Irpef e contributi. Una direzione che andrebbe in contrasto con gli attuali tavoli di confronto interconfederali, volti proprio a contrastare il dumping contrattuale e a salvaguardare il potere d'acquisto dei salari.
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