Tenuta occupazionale, crescita dell'export al 58,3% e spinta dell'Intelligenza Artificiale, in un contesto di prudenza, autofinanziamento e costi in aumento.
È stata presentata a Roma dal Presidente di Confapi Cristian Camisa l'Indagine Congiunturale sulle PMI industriali italiane (I semestre 2026 e aspettative II semestre 2026), condotta su un campione di 2.000 aziende associate.
I dati del primo semestre evidenziano un quadro di resilienza e cautela: per oltre il 60% delle imprese produzione, ordini e fatturato sono risultati stabili o in contrazione.
Ciononostante, si confermano due importanti segnali di forza: la tenuta dell'occupazione (organici stabili o in crescita per il 90% del campione) e l'aumento della propensione all'export (58,3%), favorito dalle azioni di sistema promosse da Confapi in sinergia con MAECI, SACE, Simest, CDP e ICE. Sul fronte finanziario, due aziende su tre non hanno richiesto nuovi crediti bancari, prediligendo l'autofinanziamento (56,3%).
Per il secondo semestre del 2026 le previsioni rimangono improntate alla prudenza, ma emerge un forte interesse verso l'innovazione tecnologica: quasi una PMI su quattro (23,3%) prevede di investire nell'Intelligenza Artificiale, destinandola nel 90% dei casi all'ottimizzazione dei processi produttivi.
Pochi invece gli investimenti in Transizione 5.0 (effettuati solo dall'8,3%), frenati da burocrazia e incertezze normative.
A livello internazionale, mentre l'impatto dei dazi USA viene giudicato marginale dall'87,5% del campione, preoccupa l'instabilità in Medio Oriente, con il 69,5% delle imprese che stima ricadute sulla redditività e sui costi di logistica, energia e materie prime.
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